Nelly Gastaldelli – Il nonno di Corinne suonava la tromba, lo zio il sax, il papà il clarinetto… . Poteva il suo papà non indirizzarla allo studio di uno strumento? Fu così che quando la piccola compì i 5 anni la portò a lezione di pianoforte.

La bimba doveva essere presa in braccio dal maestro che l’aiutava a sedersi sullo sgabello, gambine a penzoloni. Era sbalordita davanti a quella fila di bastoncini bianchi e neri. Tutti i giorni dalle 14 alle 15.30 andava a lezione.
La casa del maestro era poco illuminata. Nel soggiorno, ove si ergeva maestoso e in “frac” nero il pianoforte, vi era solo un’abatjour, che creava un piccolo bagliore. La bimba imparava il solfeggio e il frasario musicale con molta facilità. Capitava però che talvolta cadesse la testolina, acconciata con due enormi trecce.
In realtà aveva sonno. Tra le 14 e le 15 era abituata a fare un sonnellino ma ora che era considerata “grandina” l’obbligo dello studio le toglieva il riposino pomeridiano. Quando accadeva che battesse la testa sulla tastiera il maestro, un po’ attempato, la reggeva invitandola a svegliarsi. Lo studio proseguì per cinque anni. Corinne ora non si addormentava più ma faceva scorrere le sue dita come ali di farfalla. Il maestro la portò al conservatorio e la fece studiare con i suoi risparmi.
Corinne, proseguendo nello studio, divenne la gioia più grande del suo papà.
Tutto purtroppo finì quando la famiglia dovette partire per l’America. Corinne interruppe gli studi di musica per la quale rimase però una grande passione.






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