Pier Luigi Torielli – Viviamo in un Paese pieno di persone buone. Milioni di loro donano 9 o 10 Euro al mese alle innumerevoli associazioni, sedicenti benefiche, che operano nel terzo mondo, principalmente nel continente africano, in favore  dei bimbi mal nutriti, per le mutilazioni femminili, per inviare vestiti, per l’acquisto di medicine, per le vaccinazioni, per i danni causati dalla pioggia o dalla siccità, per le carestie che affliggono i vari Paesi, ecc.

Ci sono poi milioni di persone altrettanto buone che donano cifre importanti alle associazioni animaliste: quelle pro cani, pro felini, per i cinghiali, per gli uccelli… E’ risaputo che molte di loro fanno anche testamento in favore di questo o quel gruppo per importi rilevanti.

Che fine fanno tutte queste donazioni?  Nessuno lo sa, non ci sono controlli. Si ha il sospetto, però, che una buona parte non raggiunga la destinazione desiderata dal donatore ma finisca nelle tasche di truffatori senza scrupoli. Per dirla come un nostro famoso politico: “a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca”.

Ci sono poi innumerevoli italiani favorevoli all’accoglienza indiscriminata di persone provenienti da tutto il mondo, senza una identità certa, alle quali si offre ospitalità, assistenza psicologica, legale, scolastica, sanitaria e tutto quello di cui hanno necessità, con dei costi esorbitanti per il nostro Paese. Per contro, molto spesso, e le cronache di questi giorni lo testimoniano, molti di coloro così amorevolmente accolti ci ringraziano rapinandoci, accoltellandoci o anche ammazzandoci per il solo fatto che abbiamo avuto la sventura di incrociarli.

E molti cosa fanno? Porgono l’altra guancia, incapaci di reagire attraverso le autorità del Paese, che dovrebbero far rispettare le Leggi ma che troppo spesso trovano scusanti o attenuanti favorendo chi delinque.

A chi giova davvero tutta questa bontà e generosità che ci circonda? C’è da pensare che giovi sicuramente ad accordi internazionali propedeutici a favorire economicamente politici e grandi aziende produttrici di veleni e controveleni, e appunto associazioni e cooperative che svolgono la loro azione “benefica”, dirottando i fondi raccolti, magari, alla provocazione di conflitti, acquistando e inviando armi, medicinali e cibo a questa o a quella fazione. Si chiama marketing e consumismo. Il sistema politico economico su modello di catena di Sant’Antonio che ha già dimostrato di essere fallimentare per i popoli e l’ambiente ma che viene perpetuato perché avvantaggia i poteri forti e i loro accoliti.


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