U.S. – “Questa forma musicale ci trasporta in mondi diversi, ci fa sognare, piangere, emozionare, e non è privilegio di una élite, è destinata a tutti i ceti sociali. Basta solo ascoltarla e lasciarsi trasportare dalla fantasia”. Sono le parole che il direttore d’orchestra Donato Renzetti scrive nella prefazione al libro “Di tanti palpiti“, di Elena Miglioli (edizioni Gilgamesh). Un viaggio suggestivo e poetico fra le stelle della lirica che attraversa due secoli, scavando nei vissuti di chi l’opera l’ha portata e la porta sui palcoscenici del mondo. Le pagine del volume si muovono con delicatezza fuori e dentro le quinte, scandagliando le emozioni dei protagonisti e restituendo l’idea di carriere strepitose che appaiono come vocazioni, strade scritte nel destino. Il talento che sboccia, gli esordi, le glorie, gli ostacoli, le amicizie, gli amori.

Leo Nucci, Fiorenza Cossotto, Ugo Benelli, Bianca Maria Casoni, Ettore Campogalliani, Ferruccio Villagrossi, Fabio Armiliato, Carmen Gianattasio, Gianfranco Montresor, Anna Maria Chiuri, Giovanni Battista Parodi, Andrea Cigni. Sono alcuni dei nomi che compaiono in questo affresco, testimoniando il passaggio dal Novecento al nostro secolo. Come è cambiato il modo di cantare, di fare regia, di costruire scenografie, di gestire i teatri? Di quale considerazione gode oggi il genere musicale nel sistema culturale, nel cuore, nella mentalità delle persone?


Uno dei tratti più originali del saggio di Elena Miglioli sta nel suo prendere in prestito lo stile e alcuni espedienti narrativi del romanzo. Il filo conduttore è infatti tessuto dagli ‘intermezzi’ abitati da un personaggio di fantasia: una cantante disorientata alla ricerca della voce perduta o non ancora trovata, che si mette anche sulle tracce della storia del melodramma per raccontare questo mondo misterioso in un libro. La sua avventura personale ha radici nei ricordi di famiglia, intrecciati con le vicende di un’epoca non troppo remota in cui la lirica era pane quotidiano: si cantava e si suonava nelle strade, nelle piazze, nelle case, nelle osterie. Il volume ha la struttura di un’opera, di una partitura musicale.

L’intento è quello di valorizzare un patrimonio inestimabile, vanto dell’Italia e dell’italianità nel mondo. L’autrice si propone inoltre salvare la memoria di chi ha conosciuto in prima persona i fasti del passato. E ancora, di avvicinare attraverso un racconto intimo e familiare quel potenziale pubblico che non conosce bene l’opera, magari per mancanza di educazione all’ascolto o per pregiudizi.

Completa il lavoro una postfazione di Antonio Juvarra, che ricostruisce le alterne vicende della tecnica vocale nel tempo, puntando a recuperare le sue origini più pure, a garanzia di voci preservate a lungo negli anni e della possibilità di esprimersi, di interpretare, di ‘recitar cantando’. Di mettere le ali agli spartiti dei grandi compositori, rendendoli eterni e commuovendo chi ascolta.

Elena Miglioli ha pubblicato i libri Gli alberi lo sanno (poesie, 2024), Ho la parola sulla porta di casa (poesie, 2021), Non sono briciole (racconti, 2021), Spengo la sera a soffi (poesie, 2016 e 2018), Rimango qui ancora un po’: storie di vita e segreti di longevità (saggistica, 2015, coautore Renato Bottura), La notte può attendere: lettere e storie di speranza nelle stanze della malattia terminale (saggistica, 2013). Giornalista, vive e lavora a Mantova come responsabile ufficio stampa e comunicazione dell’Azienda socio sanitaria territoriale. 


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