Liviana Cunego – SELVAGGIA GALLURA
( via dalla “civiltà”)

È qui, che i pensieri
si fanno lievi
come le sommesse
note di cicale
che non osano disturbare l’armonioso silenzio del luogo.
Dei suoi serpeggianti sentieri
ubriachi di sole
e di mare, invitanti profumate passeggiate
battute, più dal mio sguardo
che dal piede,
fra strapiombi
e remote intimità
di gole profonde,
e aspri crinali
ebbri di mirto, ginepro, elicrisio…
Delle posidonie spiaggiate
dallo spumeggiar di onde sotto la furia del maestrale.
Di abbaglianti, quasi solitarie spiagge di cipria, riso
impalpabili o graffianti..
Profanati pavimenti
di ardite, granitiche rossastre cattedrali
che dai primordi si ergono
dal cristallo dei fondali
per asciugarsi al sole.

E un mare che, inconsapevole
della propria bellezza
si disfa in mille
colorate emozioni
nel sentire di come
il sole racconti di lui,
ad altri mari.
Di come lo preferisca
per tuffarsi nel tramonto
e di come, nel buio,
le stelle scendano
giù a bagnarvisi,
con la luna gelosa
che le reclama
e se le viene a raccogliere
ad una,ad una.

Dai tempi dei tempi
lecci, ginepri,
querce da sughero,
olivastri,
insieme a molti altri
condividono la pace,
l’imensità di queste gole
svettanti di Titani.
Mentre tutt’attorno
boscosi crinali
custodiscono la sacralità di notti
che partoriscono cinghiali.
Muriccioli a secco,
decisi a tener botta
al vento.
Per poi intendersela
con la leggera brezza,
col fatato tocco
di una farfalla limone,
col divertito salto
di un bambino
e,di una nonna, i sospiri..
Il verso di un asinello
interrompe per un attimo
i ghirigori del nero serpentello
sull’oro del sentiero
governato
dallo sfondo ora,blu,
del mare.

È qui: che i conti tornano
che tutto si resetta scivola via e…

Torna pace. liviana 19/7/2024


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