
Nelly Gastaldelli – Con papà Stefano e mamma Romina stiamo per fare la nostra prima vacanza in famiglia. Il giorno precedente la partenza per la nuova avventura, sento papà, al telefono che dice: ” Il volo dura solo poche ore però sono un po’ nervoso per il decollo delle 5 del mattino. Abitando a tre ore dall’aeroporto, dovremmo partire tra le 22 e le 23 della sera per arrivare in tempo ai controlli di sicurezza. Sono un po’ preoccupato per il viaggio nel cuore della notte. Mi sai dare consigli o trucchi per aiutare il bambino durante il volo se non dorme? “.
Le risposte con consigli ricevuti non li ho sentiti ma io, da bambino di 9 mesi, mi pongo alcune domande: perché dobbiamo viaggiare di notte e all’alba, prendere quel mezzo che gli adulti chiamano aereo, per poi stare legato come un salame per 5 ore sul ventre di mamma senza poter sgambettare, agitare le braccia, gattonare, in silenzio, senza i miei sonori risolini o mugolii o singhiozzi. Ma perché?
Se poi penso che papà diceva a mamma che all’arrivo troveremo il mare ma anche tanto vento poiché andremo in vacanza su un’ isola nota per uno sport velico, mi chiedo come penseranno di farmi trascorrere il tempo quando non sarò attaccato al petto di mamma per nutrirmi?
Stefano e Romina vorranno rilassarsi, prendere il sole, fare escursioni, partecipare alle iniziative che propongono gli animatori del villaggio, fare tardi la notte e trascorrere serate a ballare, a bere dei drink a chiaccherare con amici fino a tarda notte… e io intanto cosa faccio? Di giorno rimarrò in passeggino a bordo piscina o in spiaggia a lottare contro vento e magari sotto il sole ad aspettare che i miei genitori si alzino dalle sdraio rossi come gamberi?
Ho deciso di non andare in vacanza con loro ma come faccio a dire tutto ciò a questi genitori?





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