Patrizio Vanessi – Pozzolengo (BS) – Questo trittico è una riflessione visiva sulla vulnerabilità dell’essere umano e sull’incertezza del proprio futuro. Realizzato tra agosto e settembre 2026, il trittico mette in relazione tre presenze simboliche:

1 – la Colomba della morte, ( smalti. plastica e oro su tela cm 110 x 110 )

2 – il Re delle foreste,( smalti e plastiche su tela cm 100 x 120 )

3- la Regina delle acque, ( smalti plastica e oro su tela cm 100 x 120 cm ) .

Posta al centro, la colomba rovescia il significato pacificatore dell’immagine resa celebre da Picasso. Il suo corpo nero e la bocca sigillata evocano una contemporaneità nella quale la violenza sembra aver sottratto alla speranza persino la possibilità di esprimersi. Guerre, catastrofi e crisi umanitarie non sono qui episodi isolati, ma segnali di una fragilità collettiva. La colomba non annuncia la pace: ne rappresenta l’assenza, mentre il futuro rimane prigioniero di un silenzio imposto.

Da questo silenzio prende forma il passaggio alle due figure laterali, che ampliano la riflessione dalla crisi umana alla vulnerabilità degli equilibri naturali. La Regina delle acque richiama innanzitutto la necessità primaria da cui dipende ogni forma di vita. L’acqua assume così il valore di una ricchezza essenziale, superiore a qualsiasi misura economica, mentre la sua custode rende visibili le disuguaglianze nel suo accesso. Il World Water Development Report 2024 delle Nazioni Unite, curato dall’UNESCO, documenta il legame tra sicurezza idrica, prosperità e pace. La Regina suggerisce quindi che la scarsità d’acqua non costituisce soltanto un problema ambientale, ma una minaccia concreta alla stabilità delle società.
Se l’acqua rappresenta la condizione immediata della vita, il Re delle foreste ne incarna invece la dimensione più ampia e il tempo lungo. La vegetazione, sottoposta alla pressione delle attività umane, diventa il luogo simbolico di una possibile inversione dei rapporti di forza. Non si tratta di una profezia letterale, ma dell’ipotesi che la natura possa continuare a trasformarsi anche quando le condizioni favorevoli alla nostra civiltà vengono compromesse. L’IPBES, nella valutazione globale del 2019 sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici, ha evidenziato la portata della crisi degli ecosistemi e delle specie.
La relazione tra acqua e foreste conduce così a una considerazione più generale sui limiti del modello di sviluppo contemporaneo. Questa visione dialoga con il rapporto The Limits to Growth (1972), elaborato da un gruppo di ricerca del MIT per il Club di Roma, che analizzava le conseguenze della crescita materiale illimitata in un pianeta finito. Si collega inoltre al quadro delle Planetary Boundaries, sviluppato da Johan Rockströme altri ricercatori, che individua i limiti biofisici entro i quali l’umanità può operare in sicurezza.
Il nero dominante, le forme massicce e le aperture cromatiche rendono tangibile il peso di questa condizione. L’immagine non descrive semplicemente una fine: costruisce una tensione tra ciò che ancora possiamo proteggere e ciò che rischiamo di perdere. L’immagine non descrive semplicemente una fine: costruisce una tensione tra ciò che ancora possiamo proteggere e ciò che rischiamo di perdere. Il futuro non è un destino già scritto, ma la conseguenza delle azioni compiute nel presente.

Questo trittico, presente tra le altre opere nello studio di Pozzolengo, si offre dunque come un avvertimento: prima che la natura diventi giudice della nostra storia, occorre imparare nuovamente a riconoscerne il valore.

Patrizio Vanessi ottobre 2026


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