Beach volley e Twiggy ai Bagni Lido

IMG_20200715_103434Gabriella Poli – Sanremo – I ragazzi del Beach volley faticano sotto il sole sulla sabbia rovente, saltano, lanciano, schiacciano. Esprimono la loro potenza e abilità. Sono belli, concentrati, ricercati. Ma anche le atlete hanno da dire la loro in merito. Quando entrano sul campo da gioco stessa potenza, stessa determinazione. Muscoli, resistenza. La mia generation anziché lo sport celebrava il rachitismo di Twiggy Lawson che, negli anni ’60, fu l’antesignana delle top model lanciando la minigonna di Mary Quant. Non ho mai capito perché, forse per giustificare l’estrema magrezza di alcune ragazzine malnutrite del primo dopo guerra.  Poi negli anni ’70 è arrivata la droga in strada. “Rivoluzione sessuale” e “drogarsi è bello” . I primi viaggi in India riportavano amici frastornati che, nel giro di poco, si perdevano in un tunnel senza ritorno. Nella Londra dei miei 20 anni impazzavano punk con capelli viola e verdi e disperati, a Piccadilly circus, con segni di droga all’ultimo stadio: barcollanti, denti marci e cervello perduto. Avevo una minigonna jeans e una camicia di garza indiana, le zeppe e una borsa di paglia enorme e piatta. Usava così anche a Ca’ Foscari a Venezia dove mi perdevo nella filosofia e negli occhi del prof. Cacciari. Si prendeva il sole nei parchi londinesi e si mangiava fish and chips perché, per noi italiani, era l’unico cibo commestibile a poco prezzo. Stavo in un college per perfezionare l’inglese ma in realtà non andavo a lezione e, la notte, ospitavo di nascosto il mio ragazzo di allora che mi aveva raggiunto in auto dall’Italia. La mattina poi, quando arrivava la governante per fare le camere c’era un fuggi fuggi di ragazzi che uscivano dalle stanze delle girls friends. Con il mio boy abbiamo visto la Scozia e i porti dei pescatori con le foche, i castelli diroccati sulle scogliere, le pianure di torba e di whisky, i leprotti che attraversavano la strada, e le telephone cab rosse, necessarie per comunicare all’epoca del no  PC e no cell. Al ritorno la traversata della Manica, il tunnel non c’era ancora, Parigi e i mercatini di Mont Martre con gli artisti maledetti. Tra un lancio e una schiacciata è passata tutta la vita. E le pallavoliste da spiaggia, che devono portare i bimbi a casa per la cena, lasciano il campo ai maschi. Nel baretto si frigge il pesce e si prepara l’happy hour.

Nuovo club Inner Wheel a Sanremo

Mercoledì 24 giugno, inizio attività alla presenza della governatrice del distretto 204, Barbara Milella Chiosso

Un nuovo club Inner Wheel è nato a Sanremo, un impegno nell’associazionismo sociale al femminile che ha coinvolto un gruppo di donne pronte ad impegnarsi per incoraggiare gli ideali di servizio, culturale, umanitario e promuovere la comprensione internazionale.

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Il mondo colorful di Richa Dhingra

Gabriella Poli – E’ coloratissimo il mondo di Richa Dhingra, la giovane artista indiana che riempie spazi bianchi di visioni policrome. Illustratrice, grafica riscopre il mondo femminile nelle sue mille sfaccettature, dal fashion al beauty, al lifestyle. Continua a leggere “Il mondo colorful di Richa Dhingra”

Crisi del turismo, ripartiamo dall’informazione! I giornalisti di viaggio, di Gist e Neos, lanciano un Manifesto

thumbnailGabriella Poli – La crisi del settore turistico coinvolge anche i giornalisti di viaggio, che con i loro reportage dettagliati sulle attrattive delle destinazioni in Italia e all’estero, costituiscono il motore del flusso dei viaggiatori muovendo di conseguenza l’economia del settore.  GIST e NEOS, associazioni di giornalisti di viaggio,  hanno deciso di lanciare il “Manifesto giornalisti italiani di viaggio e turismo” con l’hashtag #ripartiamodallinformazione.

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Dall’informazione unica al pensiero unico. Al TSO per tutti. Al falò dei libri. Il Mondo Nuovo di Huxley è vicino

Gabriella Poli – Comincia ad essere inquietante uno spot televisivo sull’informazione. In pratica i telespettatori sono invitati a non fidarsi delle notizie diffuse dalle fonti cosiddette “libere”, quelle cioè che non basano la loro attività sulla raccolta pubblicitaria, ma che vivono grazie agli abbonamenti e alle deliberazioni spontanee dei lettori o dei radio-tele-spettatori. Ci si dovrebbe, secondo lo spot, fidare soltanto di quanto diffuso dalle fonti ufficiali, quelle di Rai, Mediaset e delle grandi testate editoriali, sostenute da pubblicità e politica.Una situazione assai bizzarra e pericolosa per la democrazia dell’informazione e di conseguenza per il libero pensiero, quello cioè che dovrebbe nascere nella testa di un cittadino, che dopo aver letto la stessa notizia nelle versioni proposte da più fonti, dopo essersi documentato su dietrologie, complottismi e libri di storia (perché, come si sa, la storia continua a ripetersi con gli stessi errori e orrori), decida secondo scienza e coscienza cosa pensare.

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