
Gabriella Poli – Tortelli di mare numero 6 a 12 euro. Due euro l’uno. Pazienza, sono buonissimi anche se costano come oro. Fritto misto. Mezzo litro di bianco della casa frizzante, mezzo litro di acqua, che ha poco successo. Spinaci al burro con parmigiano. Ma gli avventori sono il massimo. Si avvicendano. Varie specie. Cani grandi e piccoli, i miei preferiti, “va sans dire”. Ciclisti giovani affamati ordinano piatti di pasta giganti e acqua, l’alcol non fa parte del pacchetto, bisogna soffrire e pedalare e il vino è un nemico.
Una coppia di ciclisti stranieri attempati e magrissimi. – “Santo cielo che brutti!” , – “Mamma, parla a bassa voce, ti sentono!” – “Non mi interessa sono brutti e fuori tempo massimo. Tanto non capiscono sono tedeschi!”.
Riguardo il tavolo dei ciclisti giovani e salutisti di poco fa, hanno deciso di ordinare il vino, mezzo litro e, a fine pasto, dopo il limoncello offerto, ridono tutti con gioia. Un po’ di acqua frizzante per smaltire la pseudo sbornia e affrontare le salite col pedale. Ma andrà a finire come si deve. Raggiungeranno l’auto, spero vicina. Se no aspetteranno che l’euforia passi. La domenica si dipana al ristorante. I camerieri corrono fra i tavoli a rifornire gli avventori di cibo e bevande. Sembrano tutti felici al desco. “Bevuti” e non. Salutisti e non. Vegani e non.
Che peccato che il mio amico e unico maestro di giornalismo, Virginio, non possa più leggermi. Avrebbe riso a crepapelle. Ma si è fermato per sempre, qualche anno fa, sulla riva del fiume Oglio a sognare il mio sorriso. Come mi diceva, avrebbe desiderato!





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