


Gabriella Poli – In questi giorni mi sono resa conto che sono passati, meglio volati, circa trent’anni da quando ero in onda su Rai 2, come coautrice e co-conduttrice con Paolo Limiti, tutti i pomeriggi in diretta, nella trasmissione di intrattenimento “E l’Italia racconta”. Io sono quella mora naturalmente. Sovrastavo Paolo di una spanna in altezza, ed ero senza tacchi! Quanto a Justine Mattera, anche lei al suo debutto come sosia di Marilyn Monroe, invece il divario era di due spanne. Questo non perchè la statura fisica conti. Ma è una curiosità. All’interno del “contenitore televisivo” c’erano diverse rubriche e un simpaticissimo cane di peluche, Floradora, alla quale dava vita un amico di Paolo, Antonio Crapanzano. Floradora teneva anche una rubrica su un settimanale cartaceo “Piccoli morsi”, era impertinente e bizzosa e importunava chiunque partecipasse alla trasmissione. Era così realistica che a volte, a Milano, mi fermavano per strada chiedendo di lei: “Come sta Floradora, è bravissima e simpatica e poi parla…”. “Come parla” – rispondevo – “è un peluche, un cane di pezza”. Vedevo delusione negli occhi di chi mi interpellava. Allora stavo al gioco nella versione del cane parlante… . Ma non era l’unica curiosità della trasmissione. C’era anche una rubrica di ecologia in cucina, allora era una vera novità, e la mia rubrica del “Difensore civico”, una sorta di Forum ante litteram. Come consulente uno studio legale famoso. Gli spettatori inviavano quesiti su qualsiasi questione, eredità, beghe condominiali… lo studio legale mi faceva una traccia di risposta e a me non restava che tradurre il “legalese” in un linguaggio corrente. Tra gli altri autori della trasmissione c’erano Paolo Martini e Paolo Pivetti, padre della futura presidente della Camera, Irene Pivetti.
E’ stato un bel periodo per me? Sinceramente no. Ero tesa e insofferente. La finzione, il buonismo in onda non mi si addicevano. Non faceva per me. Eppure ero reduce da una precedente trasmissione, sempre su Rai 2, con Franco Oppini “Fuori dai denti” del 1995.
Il piccolo schermo mi è sempre andato stretto. Preferisco scrivere. La scrittura mi appartiene. La riflessione sugli accadimenti, il pensiero e il sorriso libero e sincero e non artefatto, di circostanza. Perché tutto ciò che avviene in onda o sul palcoscenico è sempre finzione. Nessun tele spettatore ha mai visto questi sorridenti e simpatici conduttori e conduttrici quando si spengono le telecamere. Cambiano completamente registro, urlano, insultano maestranze e colleghi e poi magicamente indossano una maschera quando si riaccendono i riflettori diventando di nuovo amabili e simpatici.





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