Gabriella Poli – Napoli – “Il libro più bello da leggere è il vocabolario, le parole sono come note e la musica è parola, tutto in un cerchio, ciò che l’anima racconta è infinito non si può contenere né spiegare, ma si può respirare e anche il respiro è musica”. Il tratto di Tullia Matania si fa leggero, a volte impercettibile, e poi spinge con forza sul foglio o nelle sculture, così da creare un volto, un’ombra, un’espressione. Con forza, come le sue memorabili frasi. Un qualcosa che è già nel materiale grezzo ma che solo l’artista sa vedere e fa uscire allo scoperto.

Con la musica del pianoforte, le testimonianze di allievi e parenti, i video con l’artista napoletana, si dipana come in una ragnatela, intessuta con fili di rame, l’omaggio a Tullia Matania, artista a 360 gradi, nel Salone degli specchi dell’Istituto di Filosofia di Napoli, dove insegnava magistralmente disegno. Una materia ricca di significati esoterici che si intreccia con la filosofia. Il racconto, la musica, il sentire profondo dei segnali della comunicazione che pervade l’universo, come non mai, attraverso tutte le forme dei cinque sensi conosciuti ma, anche,  attraverso quelli invisibili. Non poteva mancare il messaggio finale della lirica mentre gli spettatori si salutano e si scambiano pareri impressioni abbracci, presentazioni. Poi, lentamente, le luci dei lampadari di cristallo si spengono, anche se tutto continua a brillare in altre dimensioni, al di là dello schermo del mondo reale, tra le braccia dell’uomo nella tela di rame, opera dell’artista, scomparsa il 2 settembre scorso a 100 anni, lasciando un “pieno” profondo in chi l’ha amata.


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