Elena Miglioli

Elena Miglioli – “Quando l’epoca in cui un uomo di talento è costretto a vivere è noiosa e stupida, l’artista è involontariamente assillato dalla nostalgia di un’altra epoca (Joris-Karl Huysmans)”. È forse questo il pensiero, riportato in esergo al sesto capitolo de ‘Il senso della bellezza (VGS Libri)’, che ha fatto approdare Davide Mauro alle acque agitate della Parigi degli impressionisti. Età d’oro dell’arte, dalle cui regole la contemporaneità, con moti ondosi sconvolgenti, si è incautamente allontanata, deludendo il protagonista di questo libro complesso e ben riuscito: Cesare Baldi, fiorentino impiantato nella ville lumière per portare avanti il commercio d’arte avviato dal padre, divenuto poi giornalista e critico del settore in età più matura, dopo aver seguito il suo naturale talento, ribellandosi alla tradizione – e all’imposizione – familiare.

Il romanzo d’esordio dell’autore siciliano si snoda su tre livelli, che denotano un grande lavoro di ricerca e la sapienza nell’intrecciare fatti, personaggi, emozioni. Sullo sfondo delle alterne vicende dell’epoca. Alla meticolosa ricostruzione della guerra franco-prussiana fin de siècle, con tutti i suoi risvolti sociali, si sovrappongono: la storia dell’uomo e dell’intellettuale Cesare Baldi come un romanzo di formazione; la saga di una famiglia italiana intessuta fra la Toscana e la Francia bella e dannata, con nascite, lutti e rinascite, distacchi, riavvicinamenti, prese di coscienza; la dimensione filosofica, intesa come profonda riflessione sull’arte, sulla vita e sul significato che portano con sé.

Il viaggio di Cesare Baldi, votato a “capire, riflettere e comprendere i movimenti dell’arte e dell’esistenza, nonché le ragioni del guizzo creativo”, offre l’espediente narrativo per attraversare un’intera vita, costellata di vicende personali ed epifanie, oltre a una lunga era che al termine della lettura ci appare familiare. Così come familiari e amichevoli risultano – sbucando in un caffè, un salotto, un vicolo, un atélier – i maggiori artisti e pensatori a scavalco fra due secoli. E sappiamo bene che quando a emergere è il loro aspetto umano, le cose ci entrano dentro fino all’osso, trovando lì un cantuccio in cui posare. Quasi fossero davanti a un ritrattista, per essere colte nella propria essenza.

Qual è il senso più profondo della bellezza? Lo dice Daniele Baldi, nipote di Cesare, nell’epilogo che chiude la fatica letteraria di Davide Mauro offrendoci una sorta di ponte attraverso l’Ottocento, il Novecento e i nostri giorni. Lui che ripercorre l’avventura del nonno, celebrandone l’impegno professionale, con uno sguardo altrettanto disincantato su questo nostro bello e dannato mondo. Che cambia e, anziché evolvere, si ripiega su stesso. Lui che denuncia il declino della civiltà, nel moto di allontanamento “dall’armonia dell’uomo, dal Sé e dal macrocosmo”, che la fa accedere al regno del disordine. Eppure, il testo termina con un buon auspicio, che ci conforta: “In un’altra epoca forse (i segnali di una timida inversione sembrano emergere) le regole della bellezza verranno ristabilite, l’unione con il Principio Ordinatore verrà ripristinato e nuove forme d’arte verranno espresse”.


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