Matilde Bertelli Stocco – Credevo fosse un giorno come un altro. Invece, quando ho visto il vestito a quadri, anzi a rettangoli, sul letto, pronto per essere indossato, ho capito che quello sarebbe stato particolare.





Mi chiamo Matilde, detta Mati, e sono l’aspirante giornalista-scrittrice più giovane del pianeta. Oggi scrivo il mio primo articolo. Mamma Ale e papà Simo mi hanno dato l’autorizzazione come regalo di compleanno il 24 gennaio 2026, giorno del mio primo anniversario.
Porto un nome vincente, come quello della “guerriera – mediatrice” Matilde di Canossa, considerata una delle personalità più rilevanti del medioevo. Come lei ho una spiccata attitudine al comando. Per ora mi accontento di ordini di prima necessità, mangiare, bere, pipì, popò, giocare e dormire per svegliarsi ogni ora…, che impartisco con gridolini o piccoli piagnistei. Ale e Simo sono sempre stanchi e assonnati, chissà come mai?
Ma torniamo alla aspirante giornalista-scrittrice. In questa veste, intendo raccontare ciò che vivo e ciò che ho vissuto ma anche quello che spero per il futuro.
Ho dato mandato a nonna Poli, per ora, di interpretare i miei gesti e i miei sorrisi, le mie carezze e le mie ditate, con l’indice teso e infilato ovunque sulla sua faccia (in segno di affetto e ammirazione), di trasferirli sul foglio bianco come parole. Così posso diffondere, da subito, il “Mati pensiero”.
Bene.
Dopo il lungo preambolo, doveroso per chi volesse leggermi, si parte da oggi.
Vestita come una principessa, come ho già detto in apertura, con un abitino a rettangoli, salgo in auto e mi reco dai nonni Stocco, Carla e Franco, dove mi attende anche la mia biografa Poli. Sono curiosa di vedere cosa mi hanno preparato per festeggiare il primo anniversario.
In auto mi viene un po’ di sonno, per forza stanotte ogni ora mi sono data da fare per intrattenere Ale e Simo. Dormo e quando arriviamo, per non svegliarmi si rimane ancora un po’ in auto.
Fermi in silenzio, perché se mi sveglio comincio a lamentarmi di un piccolo raffreddore che mi infastidisce da un po’.
A tempo debito piagnucolo. E’ ora di entrare in casa e vedere striscioni augurali ovunque, tappeti pachwork, cuciti da nonna Stocco, in terra così posso gattonare sul pulito, un golfino fatto a mano con degli orsetti, una scatola di legno con giochi musicali. Cosa? Si suona? Tamburello, buono per la tarantella, un piffero che fischia sempre la stessa nota, un cilindro con perline che, girato sotto sopra, simula la pioggia, maniglie con sonagli, simili a quelle dei mariachi, uno xilofono con bacchetta che non so utilizzare ma sul quale si può battere forte quando mi arrabbio e altre amenità. Però sono felice, quando a tavola tutti suonano i miei strumenti per festeggiarmi e spengono per me la candelina n.1 e quelle col mio nome sopra. Quando è l’ora della torta ne spunta una di biscotti di nonna Carla che, con i miei due denti posso “mangiare”, e quella al pistacchio di nonna Poli che si affretta a dire compiaciuta “è firmata dal pasticcere stellato Giorgio Verdoliva della pasticceria “La torta della nonna” di Peschiera del Garda”.
Loro mangiano risotto e arrosto ripieno, io il passato di mamma Ale, baci, abbracci, nanna.
Fine.





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