Lucio Matania – Riflessioni di un àpota

Mi sono reso conto di essere in netta minoranza rispetto al comune “sentire”.
All’inizio non ci davo peso, ero convinto che anche gli altri avessero più o meno le mie stesse idee su qualsiasi argomento: politica, religione, rapporti sentimentali etc. visto che le mie opinioni personali di base sono sorrette da argomentazioni logiche, comprovate da fatti.
L’unica differenza era il punto di vista, la prospettiva. E chiaramente il grado di ricattabilità di ognuno: se hai più da perdere ti uniformi maggiormente alla massa e il tuo margine di “ribellione” si restringe proporzionalmente.
In parole povere mi dicevo: la linea logica per un miglioramento personale, sia economico che sociale, se non si è stupidi e si è disposti a compromessi, si può ottenere senza grandissimi problemi.
Se, invece, si vogliono avere ideali più alti, se si vuole, non dico cambiare la società ma fare meno compromessi (e questa era l’opzione che mi interessava ), senza fare l’eroe o il rivoluzionario, ma semplicemente per sentirmi meglio con me stesso, ecco che la cosa diventava più complicata.
In effetti tutta la mia vita è stata impostata su questi cardini: ho fatto studi e lavoro in un campo difficile, ma che mi dava la possibilità di essere non ricattabile: se fossi stato licenziato avrei trovato lavoro il giorno dopo. Sentimentalmente, al contrario, mi sono legato a una donna che amavo follemente e che mi amava altrettanto, ero giovane, pieno di forze, pieno di difficoltà ma felice.
Tutto normale. Vedevo che quasi tutti i miei conoscenti, al contrario di me, avevano un sacco di problemi sia economici sia esistenziali, nonostante fossero partiti da famiglie molto più ricche e “strutturate” sentimentalmente della mia.
E continuavo a dirmi: ma sì, è la vita che hanno voluto, lo so che la pensano come me, è una loro scelta.
Ci ho messo un po’ a capire che le cose non funzionavano come credevo.
È cominciata così: ero circondato da ragazzi che professavano le mie stesse idee di giustizia e libertà e si comportavano all’opposto; dicevano di voler fare chissà quale rivoluzione ma erano schiavi della droga, delle sigarette, dei vestiti alla moda, delle scarpe di un certo tipo, etc. La colpa era sempre degli altri, non costruivano mai basi solide, sentimentalmente sempre scontenti e capricciosi, mentivano spesso, non capivo mai se quello che promettevano lo avrebbero rispettato.
È proseguita così: i politici a livello istituzionale che si sono succeduti, tutti indistintamente, hanno deluso le aspettative; i capipopolo dei vari “movimenti”, sia di sinistra che di destra, altrettanto.
È finita così: le persone si sono disaffezionate alla politica, e ai valori di onestà intellettuale e morale; si bevono ogni assurdità che gli propone la televisione, senza la minima critica, rassegnate a farsi manipolare pur di non sforzarsi a pensare diversamente.
I pochi rimasti, sono i reietti.
Come me.
Un povero àpota contento di essere diverso!





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