Gabriella Poli – Garda – “Libertà di informazione, censure e intimidazioni nel nuovo millennio”: l’argomento della conferenza alla Taverna Fregoso di Garda, ieri sera, 25 febbraio, è complesso, ispira preoccupazione per chi, sentendosi un àpota, la narrazione ufficiale “non se la beve” alla Prezzolini.

I qualificati conferenzieri, giornalisti di rango come (in ordine alfabetico) Paolo Biondani (L’Espresso), Giampaolo Chavan (Corriere della Sera), Andrea Torresani (Corriere della Riviera) e Annamaria Schiano (Corriere del Veneto), moderati da Lorenza Ragnolini, avvocato e consigliere di minoranza di Garda Futura, portano le loro testimonianze chiarendo posizioni, ruoli, esponendo difficoltà nell’esercizio di una professione, che dovrebbe essere nobile, qualificata, ma che è sempre più inquinata dalle voci “narranti” di interessi partitici, malavitosi, economici, criminali. Un melting pot maleodorante che rende i giornalisti, eticamente corretti, sempre più esposti alle critiche, alle intimidazioni, bersaglio di una certa parte della società un po’ superficiale e frettolosa nelle valutazioni quando si tratta, per esempio, di inviare esposti giudiziari a chi fa informazione.

I giornalisti presenti, rappresentanti di stampa locale e nazionale, espongono in parte i loro vissuti professionali, con esempi concreti di fatti che li hanno coinvolti, mettendo a dura prova tenacia e portafoglio, quando si è trattato di rispondere legalmente, ad accuse sparate da amministratori, che invece gli avvocati difensivi li fanno pagare ai cittadini.

Biondani propone, tra l’altro, di fidarsi del giornalista, personalmente, al di là della testata per la quale scrive. Ma, spesso, bisogna sforzarsi di leggere tra le righe della notizia, documentandosi tra la marea di fake proposte anche da internet. Perché i social hanno contribuito enormemente a deviare la realtà dei fatti, a creare il caos nell’informazione.

La scrittura è un’arte e gli artisti, ora come prima, sono abili nell’inserire nelle loro opere segnali criptici che occorre saper cogliere.

Il tentativo resta comunque quello di zittire chi non fa parte del coro, una parte della società consapevole.

Dal pubblico arrivano interventi di preoccupazione per i giovani, sempre più esposti a fake di qualsiasi tipo, come insegnare loro a riconoscerle?

Il dilemma resta aperto: la stampa è libera o incatenata? Lo può risolvere solo chi riceve le informazioni. Bando, dunque alla pigrizia intellettuale, all’essere boiardi e saltare con superficialità sul carro del vincitore, perché “è più facile e comodo e dà qualche vantaggio…”.

I vincitori continuano a cambiare e, forse, anche loro, sono solo fake passeggere costruite dall’intelligenza artificiale per l’interesse di pochi.

Al lettore o al telespettatore il compito di impegnarsi per riconoscere il colore delle notizie, la loro vera natura.


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