Gabriella Poli – Sanremo – La smartina rossa, adattissima come dimensione per le viuzze e il parcheggio introvabile di Sanremo mi ha mollato durante il viaggio. (vedi il racconto Piter e il carro attrezzi giallo https://arsartismagazine.com/2026/04/07/piter-il-macedone-e-il-carro-attrezzi-giallo/).
Ma la città dei fiori, raggiunta con la piccola giapponese Colt Mitsubishi riserva sempre sorprese divertenti.




Qui, nello studio che fu di Italo Calvino, nel parco rigoglioso di qualsiasi essenza e soprattutto generoso di avocado, che raccolgo a volontà, le avventure non mancano e Marcovaldo ritorna prepotentemente con il Barone Rampante a farmi sorridere.
Il tempo non è assolato, come dicevano le previsioni e mi aveva promesso, mentendo sapendo di mentire, Lucio il mio compagno di avventura. Dunque oggi in spiaggia non si va.
Decido di mettere mano al vecchio bagno con elementi ormai troppo bassi per una pensionata taglia XXL sia in altezza che in larghezza.
“Ma andare all’esposizione di Arma di Taggia no, troppo lontano – dice Lucio. Andiamo invece in un negozio qui vicino. Ci andiamo a piedi, facciamo due passi in comodità, ci sono solo due chilometri”. Poi con sorriso sornione aggiunge: “Così puoi provarli, ti siedi sopra e vedi se vanno bene…”. La prova dei sanitari mi mancava. Di solito provavo vestiti o scarpe, ora invece è così. Lucio si sta divertendo immaginandosi la scena, io rido a crepapelle.
“Va bene, facciamo questi 2000 passi”.
Scendiamo dalla mulattiera San Pietro, giriamo verso la stazione e siamo già sulla via giusta. Lungo il percorso sfilano le meraviglie liberty di Sanremo. Sia a destra che a sinistra una esplosione di parchi, orti botanici e le ville più belle della Riviera, compreso Villa Nobel e Villa King, ora abbandonata, che fanno rimpiangere i fasti della Belle époque.
Ogni tanto sosto per riposare, per fortuna ci sono muretti e poltroncine delle fermate dell’autobus. Non si arriva mai. I due chilometri forse sono quattro. Non so. Comunque, ad un certo punto eccoci qui all’agognato magazzino dei sanitari. Una ripida discesa ci porta all’interno di un negozio riservato agli idraulici. Chiediamo dei sanitari alti, quelli per gli anziani.
“Non ne abbiamo in magazzino – dice Massimo – l’esposizione è un paio di chilometri più avanti…”.
No a piedi non ce la possiamo fare.
Massimo ha pietà di noi e ci invita a scendere nel seminterrato per vedere se ci sia qualcosa che può andare bene. Col centimetro della sarta in mano (perché il metro di legno è rimasto nella macchina di Lucio che si è rotta a Sondrio etc. ma questa è un’altra storia), inizio a misurare. Ma gli elementi desiderati più profondi e più alti sembra non ci siano. Con fatica però, il gentile Massimo mi mostra un bidet di vecchia fattura che pare più grande del solito. Bene, sono felice. Lo prende dallo scaffale e lo dispone in terra. Lucio comincia a sorridere, mi guarda per vedere se ho davvero il coraggio di provarlo.
Colgo la sfida. Lo provo. Massimo mi guarda attonito. Io cavalco il bidet come fosse un destriero con la criniera al vento. Ma la seduta improvvisata mi tradisce e cado miseramente insieme all’elemento di ceramica che si infrange sul pavimento.
Massimo e Lucio piangono e ridono allo stesso tempo.
Sto bene, non mi sono fatta niente ma il problema ora è rialzarmi da terra senza menischi e senza forza nelle braccia. Strisciando mi avvicino a uno scaffale di ferro e mi aggrappo appoggiandomi ad uno scatolone che Massimo prontamente mi mette a fianco. Eccomi di nuovo in piedi, ferita nell’orgoglio ma non più di tanto.
In ufficio Massimo sorride ancora e i suoi colleghi lo guardano curiosi. Io lascio l’indirizzo del mio blog e avverto che tutto sarà messo Nero su Bianco, se vorranno leggere.
“Me ne vado, ora potete ridere a vostro piacimento, Massimo vi racconterà…”.





Lascia un commento