
Valentina Vangelisti – Sarà per la leggerezza con cui attraversano le strade del mondo senza fare rumore, sarà per quell’aria di mistero che da sempre li circonda, i gatti hanno sempre esercitato su di me un fascino magnetico. Fin da quando ero piccolina ho avuto un gatto, da tenere abbracciato, anche mentre giocavo o mangiavo.
Dalla gatta di mia nonna erano nati tre gattini a strisce e uno di loro non rispondeva ai richiami e ai leggeri tocchi sul suo corpicino; ci accorgevamo invece che le sue zampette posteriori ricadevano inerti come fiori recisi…
Io ho voluto tenerlo con me anche se il veterinario consigliava alla mamma di eliminarlo, “tanto era paralizzato dalla vita in giù…”
Nonostante questa infermità il gattino imparò dove fosse la sua “cassetta” ma ogni volta che la usava la mamma doveva poi fargli il bagnetto perché la posizione sua era quella di aderire al suolo…
Ogni movimento suo era limitato al torace; il resto era purtroppo immobile (era un mezzo gatto), ma sembrava che non se ne accorgesse.
Quando lo tenevo in grembo, mentre facevo i compiti, si arrampicava verso il mio collo con le due zampette valide, spesso andava in giardino ma dovevamo tenerlo d’occhio perché gli altri gatti del vicinato capivano che era un invalido e quindi debole…..
Mia mamma allora si precipitava in sua difesa scacciando i prepotenti.
Infatti, fra gli animali quando uno è debilitato gli altri tendono a sopraffarlo (e fra gli uomini non succede forse la stessa cosa?).
Io ero sicura che il mio Fuffi non si sarebbe mai allontanato dal nostro giardino; invece usciva verso nuove avventure e, per ritrovarlo, dovevamo chiedere l’aiuto dei vicini, anche loro ormai innamorati di questo mezzo gatto.
Ogni volta Fuffi tornava a casa con le zampette ferite che si procurava strusciando sul terreno accidentato ed io amorevolmente gliele fasciavo.
Dopo due anni di convivenza successe l’inevitabile; a causa della sua infermità i suoi organi interni erano gravemente compressi e la sua sofferenza era visibile tanto che emetteva miagolii strazianti da spezzare il cuore e girava in tondo senza requie.
Il veterinario mi disse “lo ha tenuto in vita il tuo amore, ma adesso a causa delle sue sofferenze potrebbe diventare addirittura pericoloso”.
L’iniezione fatale lo liberò dagli strazi e il mio Fuffi cadde nel sonno liberatorio per sempre.
Ma non l’ho sostituito mai più….. Era speciale.
Valentina Vangelisti
6 luglio 2026





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