Elena Furini – La “Chiave d’Inghilterra”, così è chiamato il castello di Dover per la sua posizione strategica sulle Bianche Scogliere e sul Canale Della Manica, a difendere il Paese.












Se le sue origini risalgono probabilmente all’Età del Ferro, è nell’epoca di Enrico II (1154-1189) che venne costruito il mastio, la grande torre principale che troviamo all’interno del vasto cortile fortificato, dopo l’ingresso dalla Porta di Colton. Si tratta, quest’ultima, di una torre fatta erigere successivamente, probabilmente dal re Giovanni nel XIII secolo, epoca del suo regno. Egli fu l’ultimo vero sovrano teocratico, ovvero che considerava la sua carica un diritto divino. Tanto volle imporre questo concetto con leggi a suo favore che si inimicò ecclesiastici, cavalieri e baroni inglesi fino a perdere i diritti sulle terre di questi, conquistando così l’appellativo “Senzaterra”. Non solo, scatenò anche la perdita del Ducato di Normandia e dei territori francesi come Poitiers e Aquitania da cui proveniva la stirpe angioina. E’ interessante qui collegare quei toponimi che richiamano le vicende medievali intorno alla saga arturiana ed ai cavalieri della Tavola Rotonda scritti da Chrétien de Troyes alla fine del XII secolo e poi riprese ed ampliate da vari scrittori ed artisti inglesi in epoche successive. Questi toponimi infatti, li troviamo uguali sia in Cornovaglia (UK) che in Bretagna (FR), così come “Bretagna” e “Gran Bretagna” si trovano oggi in due nazioni diverse.
Ma facciamo un passo indietro parlando dei genitori del re Giovanni, com’è spiegato nei pannelli esplicativi posti nella “sala di Artù”, all’ingresso del percorso di visita. Essi erano il re Enrico II d’Inghilterra, pronipote di Guglielmo il Conquistatore e la duchessa Eleonora d’Aquitania (Francia) i quali diedero origine all’Impero Angioino ed ebbero cinque figli. Di questi, il primogenito Guglielmo morì giovane, mentre Riccardo (“Cuor di Leone”), Enrico e Goffredo si coalizzarono con la madre in una rivolta contro il padre. Il motivo? Giovanni, il più giovane di tutti, era il figlio preferito di Enrico II ed a soli sei anni venne promesso sposo ad una donna di stirpe Savoia, dandogli in dote i castelli prima destinati all’altro figlio, Goffredo. Non si sa se fu perché Enrico II fece penitenza nel luogo dell’assassinio da lui commissionato del già citato Tommaso Becket a Canterbury nel 1174 o per altre ragioni più pratiche, fatto sta che il re vinse la sua “battaglia civile”, nel senso di famigliare e fece rinchiudere la regina nei castelli di Winchester e quello di Sarum situato tra Salisbury e Stonehenge. Lo scranno reale venne quindi in seguito occupato da Giovanni il quale, come detto, si comportò in modo tanto avido da scatenare perfino le leggende popolari di Robin Hood, mentre Riccardo che sarebbe stato il legittimo sovrano in carica dal 1189 si trovava in Terra Santa per la Terza Crociata contro Saladino. Il puzzle della Storia congiunge ancora una volta i pezzi perché si tratta di quel Saladino che Francesco, il Santo di Siena, conobbe nel suo pellegrinaggio prima del suo rientro che lo vide passare per il Veneto e per la nostra Verona.
Dopo questo lungo preambolo torniamo alla fortezza di Dover ed al suo mastio, alquanto labirintico e buio, con feritoie per le balestre e collegato da scale a chiocciola in pietra. Oggi tutto il mobilio è stato creato per rendere apprezzabile soprattutto ai bambini la visita, colorato con vernici sgargianti come non immagino i pigmenti naturali in uso all’epoca. Ciononostante, l’itinerario delle stanze è godibile con gli arredamenti ed i suppellettili del re e della regina, giochi da tavolo come il backgammon e gli scacchi, cassapanche, letti e culle, troni e sedie, scudi, tendaggi e simil- arazzi, la sala dei banchetti e quella del trono pronte per un ricevimento in grande stile. C’è l’immancabile cappella, anzi due, e altre stanze piccole ma suggestive in quanto le vetrate piombate e colorate fanno entrare giochi di luce che si proiettano sul suolo e sulle pareti. Troviamo infine ai piani bassi la vastissima cucina con tanto di selvaggina e carcasse appese, l’area di mescita e quella di lavaggio dei panni, la cantina e tutte le stanze di servizio. Questa grande Torre che ricorda quella di Londra, nel grande terrazzo merlato superiore domina a 360° tutto il paesaggio circostante, vedendo il bianchissimo faro, la Manica e le scogliere e a Nord-Ovest le colline calcaree rivestite di verde chiamate North Downs. All’epoca di Enrico VIII tutta la fortezza fu potenziata con bastioni e fossati, ciononostante venne conquistata durante la Guerra Civile dai seguaci del puritano Cromwell a metà del ‘600, il periodo della temporanea Repubblica inglese, il Commonwealth, durata solo undici anni. L’evoluzione architettonica del castello continuò in epoca napoleonica, via via rendendolo sempre più fortezza adeguata alle nuove tecniche di guerra, come l’uso di cannoni con palle di ghisa e non più di pietra. Le ultime modifiche della cittadella risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. Ne rimane testimonianza nei tanti tunnel segreti, alcuni visitabili, scavati urgentemente in soli cento giorni, una tempistica consentita anche dal materiale gessoso e friabile di cui è composto il sottosuolo che è lo stesso delle scogliere. Lungo la costa, ancora oggi sono visibili alcuni dei tanti “sound mirror”, ovvero grandi strutture paraboliche in metallo o cemento che fungevano da radar di ricezione per percepire il rombo dei motori degli aerei bombardieri nemici prima del loro arrivo sui cieli di Londra. Erano pensionati e persone inabili all’arruolamento che vi attendevano, lanciando l’allarme via telegrafo al quartiere generale della capitale. La guida dei percorsi sotterranei ci riporta che il celebre statista e Primo Ministro del Regno Unito Winston Churchill, che ha guidato il paese alla vittoria contro il Nazismo, visitò il castello per verificarne le cruciali difese nel 1940 e, vedendo le navi nemiche scorrazzare liberamente nella Manica, chiese il perché. Alla notizia che le munizioni erano terminate, infuriato, telegrafò immediatamente a Londra per i rifornimenti: la Chiave d’Inghilterra doveva tenere chiusa quella porta.




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