Nelly Gastaldelli – Nel mio quarto settennio ci fu una svolta che portò tanti cambiamenti nella mia vita: dovetti recarmi a lavorare nella metropoli lombarda: Milano.

Tutto era grande per me che avevo trascorso la mia adolescenza in un borgo semplice e di piccole cose,  Borgo Venezia, appena fuori da Porta Vescovo (Porta difensiva di Verona situata sulla sponda sinistra del fiume Adige, nella periferia di Verona).

Mio Papà, sempre orgoglioso di me, apparentemente era contento e con voce compiaciuta diceva ai suoi amici: “la me butina ha vinto il concorso e lavorerà a Milano”… ma io sapevo che in cuor suo era triste, l’avevo visto piangere quando mi ha accompagnato alla stazione ferroviaria. Distacco drammatico anche per me, legata al mio papà come l’edera che  si abbarbica all’ albero, ma dovevo crescere.

A Milano, condivisi alloggio con una collega, un piccolo appartamento in via Don Orione. Claudia, la mia compagna di lavoro e di abitazione proveniva dalla Lunigiana.  Subito ci fu intesa, simpatia, condivisione e complicità  tra noi. Seguì un periodo notevolmente faticoso lavorativamente parlando. Giornalmente si doveva presenziare a  4 ore di lezione sulle materie lavorative per superare un esame e poi destinate ad uffici vari. Dopo le lezioni si doveva lavorare  4 ore come tirocinanti per mettere in pratica ciò che le lezioni ci avevano insegnato.

Giornate super impegnate ma anche gratificanti perchè avevo l’ opportunità di fare nuove amicizie e nuove esperienze in ambito impiego, finalmente potevo anche mettere in atto anche le mie conoscenze scolastiche e questo mi gratificava molto.

Settennio pieno di tanti eventi felici e meno felici ma voglio ricordare solo quelli non tristi, ero diventata autonoma ed indipendente come mi aveva sempre insegnato il mio papà ed ero felice di renderlo orgoglioso.


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