Elena Furini – L’ultima visita del viaggio nel Kent è a Chatham, città importante nella storia militare e soprattutto navale britannica. Qui sin dall’epoca elisabettiana venne fondato un enorme cantiere navale rimasto in attività per oltre quattrocento anni, dove furono costruite navi storiche come la HMS Victory, la nave comandata dall’ammiraglio Lord Nelson nella battaglia di Trafalgar nell’ottobre 1805. Si tratta dell’Historic Dockyard, un sito grandissimo per cui ci concentriamo mirando direttamente ai laboratori della Ropery, ovvero le Corderie.






In questo sito si produce cordame fin dal 1618, anno in cui furono completati i primi edifici del “Rope Yard” (cantiere delle corde). Originariamente c’erano due lunghi edifici in legno a un solo piano: uno utilizzato per la filatura, l’altro per la formazione e la chiusura delle corde. L’edificio attuale è una “Doppia casa delle corde”, dove la filatura avviene ai piani superiori, mentre al piano terra si trova la “Rope Walk”, la passerella dove la corda viene fabbricata.
La corda era una merce essenziale nell’epoca delle navi a vela; un vascello di linea di primo rango ne necessitava quasi 50 km, di cui oltre 20 solo per il sartiame, ovvero le funi che sostengono l’albero. Per la nave Victory furono necessari più di 56 km tra cime, sartiame e gomene.
La Corderia operava come un’unità aziendale separata all’interno del cantiere navale, gestita dal “Clerk of the Ropeyard” (impiegato del cantiere delle corde), con una propria forza lavoro registrata dal Navy Board separatamente rispetto al resto del cantiere navale.
Oggi la Corderia e i suoi storici edifici associati sono gli unici esistenti al mondo ancora attivi e rappresentano uno dei migliori esempi britannici di complessi industriali integrati del XVIII secolo.
Con oltre 335 metri di lunghezza e un forte odore di paglia misto a gomma, è un edificio di produzione stupefacente, completo delle sue attrezzature originali georgiane e vittoriane, che fabbrica ancora corda a livello commerciale e questo fa sì che la Corderia di Chatham svolga tuttora un ruolo importante nella realizzazione di corde sia naturali che sintetiche.
Il materiale che componeva le corde, obbligatorio chiamarle cime nel linguaggio marinaresco, cambiò nel corso del tempo non solo per le proprie caratteristiche intrinseche ma anche per necessità subentrate in seguito ad impedimenti come una guerra o di una scarsa produzione nel paese di origine.
La storia ci racconta che ben prima della Royal Navy, dal XIII secolo la Serenissima Repubblica veneziana utilizzava per allestire la sua poderosa flotta la canapa proveniente da una sua colonia, chiamata la Tana, sul mar d’ Azov, un mare interno dell’Europa orientale situato a nord del Mar Nero. La Corona inglese se ne servì a sua volta a partire dal secolo XVI.
Oltre le piantagioni di cannabis sativa della Russia meridionale, nei secoli successivi altre fibre vegetali verranno utilizzate come le piante di cocco utilizzando la parte esterna del guscio legnoso, l’agave sisalana proveniente dall’Africa orientale e dal Messico, infine da una pianta dal nome musa textilis della famiglia del banano tipica delle Filippine.
Dall’invenzione del polipropilene nel 1960, la produzione maggiore in campo nautico è quella delle fibre sintetiche, che hanno il vantaggio di essere leggere, quindi galleggianti e anche meno faticose da usare; sono inoltre più resistenti, elastiche e durature perché inattaccabili dalla corrosione soprattutto dell’acqua salata, dagli agenti atmosferici e dai raggi UV. Il grande svantaggio a lungo termine purtroppo è dato dalle particelle inquinanti che vengono rilasciate nel mare una volta che queste finiscono in acqua e vi permangono: se dovessimo vedere una cima in acqua, faremmo senz’altro una buona azione se la raccogliessimo e le creature del mare ci ringrazierebbero.





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