Claudia Viani – SALÒ – ‘SalviAMO il Garda’ non deve rimanere uno slogan, ma tramutarsi in un imperativo per la politica e le istituzioni. E’ questo l’intento della manifestazione svoltasi sabato 20 giugno 2026, in Piazza Serenissima a Salò, che è diventata il punto di riferimento per la cittadinanza attiva e le tutele ambientali del Lago di Garda.

Centinaia di cittadini si sono dati appuntamento alle ore 17:00 per partecipare alla passeggiata informativa organizzata dal fitto tessuto di associazioni che compongono il Coordinamento Interregionale per la
Tutela del Garda, affiancato da sigle storiche come WWF, Legambiente, Italia Nostra, il Tavolo Ambiente Garda e il Tavolo del Mincio.

L’obiettivo della manifestazione è accendere i riflettori sulle macro-criticità che stanno progressivamente soffocando l’ecosistema e la vivibilità del bacino lacustre come la cementificazione selvaggia dell’entroterra e delle coste, l’impatto dei cambiamenti climatici, la gestione critica degli scarichi e del collettore (con riflessi sul fiume Chiese e sul lago d’Idro), l’emergenza abitativa legata all’overtourism e la contestatissima “Ciclovia Ammazza Coste” da 15 mila euro al metro.

Sul campo, la mobilitazione ha dato voce a diverse realtà del territorio, unite dalla determinazione di chiedere un cambio di rotta immediato. Di seguito si riportano le testimonianze chiave sono state raccolte tra i manifestanti. Per molti storici abitanti della zona, la situazione ha ormai superato la soglia critica.

Un anziano residente a Salò ha descritto lo spaesamento di chi vede la propria terra d’origine snaturata dalle logiche del turismo di massa: “Da vent’anni vivo qui e il lago non lo riconosco più. Quando sono arrivato c’era un’altra atmosfera, un altro rispetto. Oggi, come evidenzia anche la mobilitazione, l’overtourism ci sta letteralmente schiacciando. La nostra Piazza Serenissima è un gioiello, ma la gente del posto fa sempre più fatica a viverla quotidianamente.”

La critica si faceva ancora più serrata quando si passava all’analisi dei progetti infrastrutturali calati dall’alto, giudicati non solo dispendiosi ma dannosi per la fragile morfologia costiera.
Una giovane attivista locale ha posto l’accento sulla necessità di un cambio di rotta radicale: “Non siamo contrari alle piste ciclabili in assoluto, ma il progetto della ‘Ciclovia Ammazza Coste’ è una colata di cemento ingiustificabile. Non risolverà i problemi cronici del traffico e ignora i segnali evidenti dei cambiamenti climatici, come l’allarmante abbassamento del livello delle acque. Il supporto di associazioni come WWF e Legambiente è fondamentale e dobbiamo capire che
stiamo cementificando il nostro stesso futuro.”
A dare ulteriore spessore politico e sociale alla giornata si è aggiunta la ferma denuncia di un commerciante e ristoratore della zona, che ha voluto porre l’accento sulle ricadute economiche e sulla perdita d’identità dei centri storici: “C’è un limite oltre il quale il turismo smette di produrre ricchezza distribuita e inizia a distruggere il tessuto sociale. Le nostre attività storiche vengono soffocate dagli affitti stellari e da un flusso incontrollato che non consuma nei negozi di prossimità, ma consuma solo il territorio. Se trasformiamo il Garda in un parco giochi artificiale a uso esclusivo stagionale, perderemo la nostra anima e, alla lunga, anche gli stessi visitatori che oggi dicono di amarlo.”

Il tema delle infrastrutture idriche e della depurazione è stato al centro dell’intervento di Daria Giacomelli, presidente del Comitato Cittadini Calcinato: “La gestione delle acque richiede interventi strutturali non più rimandabili. Il depuratore di Peschiera andrebbe interamente riqualificato, poiché non è più dimensionato correttamente per sostenere la mole di carico attuale.
Non si possono scaricare i problemi strutturali sui territori attigui; serve un impianto efficiente, moderno e proporzionato alle reali esigenze del bacino.”
Le ricadute sociali ed edilizie del turismo di massa sono state illustrate dai rappresentanti del gruppo “Desenzano più verde”, che hanno posto l’accento sulla vivibilità per le nuove generazioni: “Siamo di fronte a una iper cementificazione e a una congestione del traffico ormai insostenibili. Il boom delle locazioni turistiche e degli affitti brevi sta svuotando i centri storici, rendendo impossibile per i giovani trovare casa. È urgente porre un limite rigido alle concessioni edilizie e di costruzione: dobbiamo ripensare il territorio partendo dalle necessità di chi ci vive tutto l’anno, non solo del profitto stagionale.”

Sul fronte più prettamente tecnico e infrastrutturale,
l’intervento di Piera Casalini a nome dell’associazione “Presidio 9 agosto” ha acceso i riflettori sullo stato degli impianti: “Il depuratore di Peschiera rappresenta una criticità strutturale non più tollerabile: l’impianto andrebbe interamente riqualificato perché non è dimensionato correttamente per i carichi attuali. Come Presidio 9 agosto chiediamo interventi tecnici precisi, poiché la sicurezza ecologica del bacino passa inevitabilmente dall’adeguamento e dalla corretta
calibrazione di queste infrastrutture.”

A seguire l’intervento di Francesco Zuanetti, proveniente da Valeggio sul Mincio in rappresentanza del Tavolo del Mincio: “Il Garda e il suo emissario sono un ecosistema unico. Le criticità ecologiche e la gestione dei reflui non devono essere relegate a semplici dossier di settore o relazioni tecniche d’ufficio, ma affrontate con una visione d’insieme. Ciò che accade nel lago si ripercuote immediatamente a valle sul fiume Mincio, influenzandone la portata e la biodiversità. Chiediamo tutele coordinate che proteggano l’intero asse idrico.”

A concludere il quadro degli interventi è l’appello alla coesione istituzionale e territoriale, unico strumento spendibile per contrastare l’inquinamento sistemico delle acque: “La speranza è che questa giornata segni un reale punto di svolta. Non è più possibile chiudere gli occhi di fronte alla qualità delle nostre acque e alla gestione degli scarichi nel Chiese. ‘SalviAMO il Garda’ non deve rimanere uno slogan, ma tramutarsi in un imperativo per la politica e le istituzioni. L’azione congiunta del coordinamento interregionale è l’unica via per salvare l’intero bacino.”


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