Gabriella Poli – Ultimamente nelle strutture di servizio, bar, ristoranti, alberghi, spiaggia etc. anziché addizionare si moltiplica. La richiesta in crescita influenza l’offerta che si fa sempre più cara.

Piccoli esempi: Si beve qualcosa al bar. Ordinati 2 latte macchiato e 2 brioche. Conto 13,50 euro. Si riflette sugli alimenti serviti il cui costo reale, al gestore, non supera i 2 euro. Dunque cosa stiamo pagando al bar? Lo stipendio dei camerieri, l’affitto del locale, le tasse…
Altra considerazione su cibo e bevande al ristorante. I primi di pasta dai 15 euro in su, anche qui il costo della materia prima non supera i due euro. Le bevande: acqua frizzante di 20 centesimi arriva a 1 euro quindi 5 volte il costo reale. Il vino sfuso, che costa al privato meno di 1 euro al litro, arriva in tavola a oltre 10 euro al litro. Anche qui il prezzo è moltiplicato di 5 volte e oltre. Sul prezzo delle bottiglie il moltiplicatore sale.
Considerazioni udite alla cassa di un supermercato: “Al bar e al ristorante non si può più andare. La prossima volta l’acqua frizzante me la porto da casa”; “La prossima volta la birra la compro al supermercato a 1 euro e me la porto in tasca al ristorante, dove la fanno pagare minimo 6 euro. Idem per il vino”; “La prossima volta mi porto il cestino del pic nic e pago solo il coperto”; “La prossima volta mi siedo sulla panchina fronte lago con il frigo portatile e pranzo lì”.
Paradossi certo, forse considerazioni esagerate ma perché non si comincia ad acquistare in modo responsabile? Dopo tutto sta al consumatore dettare legge. Se un posto è troppo esoso non ci si va. Se tutti i gestori di bar, ristoranti, alberghi, fanno cartello, per mantenere i prezzi alti, li si abbandona.
La legge del mercato dice anche che se la richiesta cala, l’offerta è costretta ad adeguarsi o a… chiudere il locale. E’ il cliente che decide. Meditiamo!





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