Nelly Gastaldelli – Il ciliegio che aveva rallegrato il giardino per decenni sta morendo. Perdere un albero del proprio giardino è un dolore profondo unito ad un senso di impotenza, quasi come perdere un compagno di vita che si è visto crescere e che ora, per cause sconosciute cessa di vivere.




Era un ciliegio, custode di ricordi che ha offerto ombra, bellezza e riparo per pranzare all’aperto.
Lo stesso albero che nei mese di maggio e giugno regalava i suoi frutti piccoli, rotondi e leggermente a cuore, con una buccia lucida rosso brillante: le succose ciliegie, frutto preferito dei passeri, dei merli, degli storni, delle gazze, di piccioni e tordi.
Alcune annate il raccolto era così proficuo che si riusciva, oltre a nutrire gli uccelli, anche a regalare il piccolo frutto a tutto il vicinato, dopo naturalmente aver fatto una bella scorta per la preparazione di confetture.
Quest’anno il raccolto è stato molto esiguo ed una parte dell’ albero è parso senza foglie e con rami rinsecchiti. Ora, giunti a fine estate, è quasi spoglio ed il fusto mostra un colore scuro con la corteccia ricoperta da fitto muschio verde.
L’albero sembra essere giunto a fine vita. Si potrà scegliere di ridurre la chioma per metterlo in sicurezza e lasciarlo in piedi dato che gli alberi morti sono fondamentali per la biodiversità, potrà offrire rifugio e nutrimento a uccelli, insetti benefici, funghi e piccoli mammiferi.
Immaginare il giardino senza il ciliegio crea già da ora un senso di vuoto, e lascia pensare che la sua assenza cambierà radicalmente il suo aspetto e la percezione dello spazio.
Riconoscere la fine di un essere vivente, che ci ha offerto ombra, bellezza e riparo, tocca corde intime.





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