Elena Furini – Venezia – Gli eventi collaterali della 61°Biennale d’Arte nei palazzi veneziani fanno apprezzare la bellezza di questi ambienti che si relazionano con opere d’arte moderna.

Palazzo Soranzo- Van Axel è in perfetto stile tardo gotico ben conservato, con grandi camini originali nelle ampie sale con polifore, balconi ed elementi bizantini. Qui si può vedere L’Universo Alchemico di Su Xiaobai, nato questi a Wuhan nel 1949, con 35 lavori da lui realizzati dal 2003 a oggi. Le opere Floating Stones, sono fatte di superfici sospese, laccate durante lunghi processi che recuperano sapienze sacre, talvolta in ondeggiante movimento, che aumentano la sensazione di vertigine iniziata con il percorrere l’altissima scala originale a doppia rampa, fatta poc’anzi per giungere al piano nobile. Nel giardino a piano terra del palazzo che apparteneva a dei mercanti, vi è ancora una vera da pozzo con lo stemma dei Soranzo che ne furono i primi abitanti. Incredibile vedere tutt’oggi la carrucola per fare arrivare l’acqua dal pozzo fino alle cucine poste al quarto e ultimo piano, dove un eventuale incendio non avrebbe devastato l’intero edificio ma solo il tetto. Fu un accorgimento della famiglia Van Axel, mercanti fiamminghi che accumularono immense ricchezze commerciando tessuti di pregio, spezie, sale e specchi veneziani, deposti nei magazzini al piano terra. Qui è ancora oggi visibile l’antichissimo pavimento in mattoni posti a spina di pesce, pavimento che arriva sino alla doppia cavana, una per le merci ed una per l’arrivo dei nobili sempre via acqua, s’intende.

La terza splendida dimora, di solito alienata al pubblico, è palazzo Rota-Ivancic, con interni barocchi e settecenteschi. E’ situato anche questo nel sestriere di Castello, con una porta d’acqua monumentale affacciata sul Rio di Santa Maria Formosa, dove una scritta al neon riporta We thouth we were alone, il titolo della mostra di sculture di Koen Vanmechelen che suona come “pensavamo di essere soli”. Reinterpretando sculture di matrice classica, la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra incrocio, ibridazione e identità dove l’animale e l’uomo sono sembianze degli organismi viventi che convivono nelle forme e che sfocia, alla fine della mostra, in un video del Wilde Gene Festival, nato dalla collaborazione tra lo scultore ed il musicista senegalese Youssou N’Dour. Ecco che le preziose tappezzerie damascate, i camini, gli specchi ed i fregi barocchi fanno da sfondo a sculture che rivedono i riferimenti classici od ellenistici, dove Il bambino che strozza un’oca diventa la bambina che strilla a squarciagola stringendo un’iguana, oppure Le tre Grazie appaiono come una famiglia di alligatori. Un mondo ibrido ma nello stesso tempo una denuncia del nostro modo di concepire la superiorità umana sul mondo animale.

Palazzo Loredan in campo Santo Stefano accoglie al piano terra adiacente, nella sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, l’esposizione di Chihuly. Artista del vetro, statunitense, che espone stupende creazioni dalle forme organiche, quasi piegate alla volontà della materia, come nella serie Celadon Baskets. Come ex studente di tessitura, la sua ispirazione trae origine dalle forme morbide di ceste e contenitori dei nativi americani. I primi abitanti di Cà Loredan nel 1678 diedero i natali a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata della storia del mondo. Nel 1867 fu acquistato dal Comune di Venezia e ora, fra sale-biblioteca con lampadari buranesi, busti, scale e camini neoclassici, sono esposte varie opere che dialogano con una cornice ambientale straordinaria.

Oltre ai percorsi visivi già accennati e scelti in base agli antichi e suggestivi luoghi di esistenze vissute che li ospitano, le altre numerosissime esposizioni nel museo a cielo aperto che è Venezia hanno come filo conduttore temi come i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacci, il rapporto con il sacro, la memoria personale e collettiva, in allestimenti evocativi che fanno dialogare il trascorso storico della città con il sentimento presente.

Foto e testi: Elena Furini

Fine. La prima parte al link https://arsartismagazine.com/2026/09/21/venezia-larte-e-il-filo-della-memoria-prima-parte/


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