Editoriale

Quando gli ideali sono inesauribile fonte di energia, l’uomo costruisce il futuro

Ho sempre pensato che il futuro fosse la dimensione ideale. Un futuro teso al miglioramento in tutti i campi, al raggiungimento di traguardi ambiziosi, allo sviluppo di progetti professionali, di sogni da realizzare e povero di invidia e viltà. Ne parlavo a Milano, anni fa, con l’amico Italo Piccoli, docente di sociologia alla Cattolica, e, quando gli dissi testualmente “L’uomo può vivere solo nel futuro”, rimase colpito. Erano gli anni ’90 in piena New Age dove il “qui e ora” imperava. Ma il presente paga solo chi decide di vivere rassegnato a far passare il tempo giorno dopo giorno fino a che passa anche la vita.

L’uomo che vive nel futuro è un concetto visionario. Perché il pensiero del futuro mantiene vivi e vitali anche gli anziani, i quali finché pensano a realizzare progetti non sentono il peso degli anni e sopportano più serenamente le magagne del presente. Ma la progettualità del domani è indispensabile soprattutto per le giovani generazioni che non possono limitarsi a vivere parandosi dietro le indiscutibili difficoltà a trovare lavoro. Anche le generazioni passate hanno avuto difficoltà nel lavoro ma hanno affrontato fatica, privazioni e responsabilità, hanno studiato e si sono preparate alla professione seriamente.

Senza sacrificio, sforzo personale e progetto si resta fermi nel presente a passare giornate e serate inutili. Ecco perché la sana ambizione è un concetto che fa muovere il mondo. Non importa se si sbaglia, una, due, cento volte. L’azione ragionata e eticamente corretta è vincente, chi agisce è vincente. Al coraggio di affrontare le difficoltà e progettare un domani migliore si affianca la passione che ha reso grandi e spesso longevi artisti e uomini famosi.

Ecco dunque che passione e coraggio rappresentano quella marcia in più che può sconfiggere anche la vecchiaia e la malattia. Che può salvare dal baratro le nuove generazioni deboli e inconcludenti, non vaccinate alla fatica del pensiero, del sublime semplice, della bellezza dell’arte e della cultura, indebolite dalla scuola di stato, permissiva e senza valori…

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