Il bambino col papillon. Italo Calvino vive ancora a Villa Meridiana

Gabriella Poli – Sanremo – Sorride felice, lo sguardo sincero e limpido. Avrà 12 anni è snello e indossa una camicia bianca, pullover arancio e un bel papillon blu, capelli corti castani con scriminatura laterale e una frangetta ribelle. Il resto rimane indefinito nel verde pallido dello sfondo. Il vecchio orologio da parete trovato in un mobiletto segna le due. Notte calda di un inizio giugno tropicale, non si dorme.

Il ritratto del bambino è appoggiato su una mensola del soggiorno. Accanto ce n’è un altro, quello di un giovanotto. Stesso sorriso sincero, stesse orecchie importanti, abbigliamento più informale. Il bambino col papillon ha ormai una ventina d’anni, capelli tutti all’indietro, pantaloni grigi comodi come si usavano negli anni Quaranta, camicia bianca, con le maniche rimboccate, e un pullover aperto, anch’esso grigio. La gamba destra, sollevata, poggia su un muretto basso, le mani sui fianchi. Sullo sfondo la mulattiera san Pietro che a quell’epoca portava negli orti. E’ felice anche lui. I due ritratti erano sotto il lavello della cucina, nascosti da qualcuno che evidentemente li voleva celare alle mani distruttive degli incompetenti manovali, chiamati a ristrutturare la dependance di Villa Meridiana, all’interno del parco tropicale sanremese voluto dal padre di Italo Calvino.

Mario Calvino, esperto botanico, nella villa padronale stabilì, nella prima metà del ‘900, la sua dimora di famiglia quando il comune di Sanremo lo chiamò per introdurre nuove specie di piante tropicali nel territorio. Aveva vissuto a Cuba con la moglie Eva anch’essa botanica e ornitologa, fino a quando non era nato Italo e, a quel punto la famiglia era rientrata in Italia accettando l’incarico della municipalità e stabilendosi a Villa Meridiana.

Calvino visse a Villa Meridiana fino a 22 anni. La villetta Meridiana ha due accessi. Uno attraverso il parco che porta al monumentale cancello. L’altro attraverso un giardino privato seminascosto da pergolati di campanule blu e grandi piante di avocado, araucarie, limoni, lentisco, ulivi, rosmarino, arancini cinesi, bouganville e tante altre varietà di essenze odorose e cactacee di cui non conosco il nome. Da questo giardino si accede ad un cancello segreto sulla mulattiera san Pietro.

Da qui lo scrittore poteva andare e venire a suo piacimento senza che nessuno lo vedesse.

Da questo contesto Calvino probabilmente trasse ispirazione per scrivere la trilogia più famosa, quella degli Antenati, facendo arrampicare il barone rampante tra i rami dell’avocado o in cima all’araucaria, insieme al Cavaliere inesistente e al Visconte dimezzato.

Dal balcone, poco lontano, oltre i carruggi, spunta uno spicchio di mare che di giorno è blu come il papillon ma la notte è ammantato d’argento. A ovest invece attraverso la vetrata della cucina e della camera da letto si vede la basilica della Madonna della Costa illuminata a giorno.

Le suggestioni non mancano. A dispetto della ignorante ristrutturazione che si cerca di rimediare togliendo a poco a poco tutto ciò che di brutto e inutile è stato aggiunto e scovando in fondo ai vecchi mobili e anfratti piccoli tesori, porcellane, cristalli, e appunto i due ritratti.

Non si sa chi sia il bambino col papillon, certo coetaneo di Calvino. Sembra benestante, sguardo fiero ma non sprezzante.

Coetaneo anche del famoso giardiniere Libereso Guglielmi che lavorava nel parco. Di umili origini ma avendo vissuto con la famiglia Calvino ne aveva anche assorbito modi e maniere. Libereso, scomparso nel 2016, aveva due anni più di Calvino.

“Avevo 15 anni e lui 13 quando entrai a Villa Meridiana per imparare da quello straordinario scienziato botanico di Mario Calvino che con la moglie Eva, anch’essa botanica oltre che ornitologa, era stato chiamato a Sanremo dalla municipalità per acclimatare le piante tropicali come l’avocado che ora cresce rigoglioso nel parco della villa. Ho imparato da Italo a prendere appunti. Tutti i suoi personaggi uscivano dalla realtà ed entravano nel taccuino – raccontava qualche anno fa alla giornalista di Repubblica Michela Bompani. – Una volta gli parlai delle formiche argentine, lui ascoltava e scriveva silenzioso. Scomparve e tornò dopo qualche ora con un racconto meraviglioso sulle formiche argentine”. A Libereso Calvino dedicò un racconto “Un pomeriggio Adamo”.

E continua a piovere. Come in Cambogia. Due ore di sole e poi ancora pioggia. Continua così da Pasqua. Il richiamo è stato forte, imperante. Le case richiamano l’attenzione di chi può amarle e riconoscerle per essere accudite e proteggere chi le abita al loro interno come in un bozzolo. C’è sicuramente un senso nell’essere qui.

Villetta Meridana ha atteso silenziosa e abbandonata per anni poi ha deciso di lanciare il suo richiamo.

Per la mulattiera va è viene un mondo sommerso e multietnico. Ogni mattina verso le nove passa un indiano che con un sorriso radioso aiuta ad aprire una delle imposte basse che danno sulla mulattiera evitando a chi è in casa la fatica di uscire col braccio attraverso le grate di ferro che proteggono la finestra. Passa un mini mondo perché la mulattiera porta all’ospedale e alla basilica e, per chi non ha mezzi di locomozione e si sposta a piedi, questa è la via più breve. Non si è mai soli dunque perché questo mondo che sale e scende, parla, ride, spesso impreca, si ferma per prendere fiato, accompagna il proprio amico a quattro zampe a passeggiare, fa parte della casa come un arredo esterno in continua evoluzione e cambiamento come un video che scorre con immagini sempre nuove.

La casa chiamava da anni l’attenzione di chi se la meritava. Poi ad un certo punto ecco spuntare un annuncio immobiliare che diceva “Sanremo casa di Calvino in vendita”. Quale ghiotta occasione per un appassionata da sempre delle opere dello scrittore.

Dopo un paio di visite di cui l’ultima il giorno della Milano Sanremo lo scorso aprile, la decisione. La villetta non sarebbe più rimasta vuota e solitaria.

Qui lo scrittore, sotto i cactus giganti e all’ombra degli avocado del parco magari si è ispirato per le sue prime opere o addirittura per Marcovaldo incespicante e più realista del re, come lo sono i sempliciotti, ma con una marcia in più fatta di proverbi e ovvietà che alla fin fine semplificano la vita. Abbandonarsi a Lapalisse semplicemente per riposare un po’. Una tregua please tra i doveri famigliari di assistenza ai propri cari, il senso di impotenza davanti all’idiozia truffaldina della classe politica. E ancora appare Calvino e i suoi immaginifici personaggi e la dama Bradamante che aspetta nel convento il suo cavaliere innamorato Rambaldo.

Sanremo dunque. La dependance è piccola e ferita dall’ignoranza e dal cattivo gusto ma non può essere tutto perduto. I luoghi sono sensibili custodiscono le anime che li hanno abitati.

All’ombra del parco briciole di poesia sono rimaste appese ai limoni e a mandarini che nessuno raccoglie.

Il primo libro sarebbe meglio non averlo mai scritto. Finché il primo libro non è scritto, si possiede quella libertà di cominciare che si può usare una sola volta nella vita, il primo libro già ti definisce mentre tu in realtà sei ancora lontano dall’esser definito; e questa definizione poi dovrai portartela dietro per la vita, cercando di darne conferma o approfondimento o correzione o smentita, ma mai più riuscendo a prescinderne”. (Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino)

Sono trascorsi oltre trent’anni dalla scomparsa di Italo Calvino, uno dei più grandi scrittori del Novecento. Riscoprire i suoi libri, dopo l’obbligo alla lettura che viene impartito nelle scuole, è come scoprire un tesoro.

A proposito dei classici diceva:“… non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore. Tranne che a scuola: la scuola deve farti conoscere bene o male un certo numero di classici tra i quali (o in riferimento ai quali) tu potrai in seguito riconoscere i «tuoi» classici. La scuola è tenuta a darti degli strumenti per esercitare una scelta; ma le scelte che contano sono quelle che avvengono fuori e dopo ogni scuola”.

…noi cambiamo e anche il libro sembra cambiare. Vi troviamo e scopriamo cose che non avevamo prima considerato o che avevamo solo intravisto ma di cui, solo dopo, siamo in grado di comprendere in pienezza il significato e la bellezza”.

Perché leggere i classici” è il titolo di un’opera letteraria di Italo Calvino, pubblicata postuma, che raccoglie circa trentacinque scritti realizzati a cavallo degli anni ’70 e ’80 e apparsi su varie testate giornalistiche.

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale. D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.
Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”
.

Appunto.

Qui il patrimonio ereditato da Italo Calvino riportato quasi interamente, perché “Per vaste che possano essere le letture «di formazione» d’un individuo, resta sempre un numero enorme d’opere fondamentali che uno non ha letto:

Opere:

  • Il sentiero dei nidi di ragno, Torino, Einaudi, 1947.

  • I figli poltroni (1948)

  • Ultimo viene il corvo, Torino, Einaudi, 1949.

  • Taccuini di viaggio in URSS di Italo Calvino (1951)

  • Il visconte dimezzato, Torino, Einaudi, 1952.

  • L’entrata in guerra, Torino, Einaudi, 1954.

  • La panchina. Opera in un atto, Torino, Toso, 1956. Su musica di Sergio Liberovici.

  • Fiabe italiane, raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da, Torino, Einaudi, 1956.

  • Il barone rampante, Torino, Einaudi, 1957.

  • I giovani del Po (1957; in “Officina“)

  • I racconti, Torino, Einaudi, 1958.

  • La gran bonaccia delle Antille(1957)

  • Il cavaliere inesistente, Torino, Einaudi, 1959.

  • I nostri antenati (Il cavaliere inesistente; Il visconte dimezzato; Il barone rampante), Torino, Einaudi, 1960.

  • La giornata d’uno scrutatore, Torino, Einaudi, 1963.

  • La speculazione edilizia, Torino, Einaudi, 1963.

  • Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, Torino, Einaudi, 1963.

  • La nuvola di smog e La formica argentina, Torino, Einaudi, 1965.

  • Le cosmicomiche, Torino, Einaudi, 1965.

  • Ti con zero, Torino, Einaudi, 1967.

  • La memoria del mondo e altre storie cosmicomiche, Milano, Club degli Editori, 1968.

  • Orlando furioso, di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino con una scelta del poema, Torino, Einaudi, 1970.

  • Gli amori difficili, Torino, Einaudi, 1970.

  • Le città invisibili, Torino, Einaudi, 1972.

  • Il castello dei destini incrociati, Torino, Einaudi, 1973.

  • Se una notte d’inverno un viaggiatore, Torino, Einaudi, 1979.

  • La vera storia, due atti di, Milano, Edizioni del Teatro alla Scala, 1982. Su musica di Luciano Berio.

  • Palomar, Torino, Einaudi, 1983.

  • Un re in ascolto, 1986. Su musica di Luciano Berio.

  • Cosmicomiche vecchie e nuove, Milano, Garzanti, 1984.

Saggi pubblicati in vita

  • Appunti sulla narrativa come processo combinatorio (1967)

  • Vittorini. Progettazione e letteratura, All’insegna del pesce d’oro (1968) [già in “Il Menabò“, 10, 1967]

  • Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, Parma, Ricci, 1969.

  • La tradizione popolare nelle fiabe, in Storia d’Italia, vol. 5 – tomo 2: I documenti (1973)

  • Autobiografia di uno spettatore, in Federico Fellini, Quattro film. I vitelloni, La dolce vita, 8 1/2, Giulietta degli spiriti, Torino, Einaudi, 1974.

  • Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società (1980)

  • Collezione di sabbia (1984)

Edizioni postume

  • Sotto il sole giaguaro (1986)

  • Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (1988)

  • Sulla fiaba (1988)

  • La strada di san Giovanni (1990)

  • Perché leggere i classici (1991)

  • Prima che tu dica “pronto” (1993)

  • Eremita a Parigi (1994)

  • Mondo scritto e mondo non scritto (2002)

  • Il libro dei risvolti (2003)

Opere ne “I Meridiani” Mondadori

  • Romanzi e racconti, ed. diretta da Claudio Milanini

    • vol. 1: Romanzi e racconti I, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, prefazione di Jean Starobinski, introduzione di Claudio Milanini, cronologia (1991); contiene: Il sentiero dei nidi di ragno; Ultimo viene il corvo; Il visconte dimezzato; La formica argentina; L’entrata in guerra; Il barone rampante; La speculazione edilizia; La nuvola di smog; Il cavaliere inesistente; Marcovaldo ovvero Le stagioni in città; Prefazioni e note d’autore

    • vol. 2: Romanzi e racconti II, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, introduzione di Claudio Milanini (1992); contiene: La giornata d’uno scrutatore; Le Cosmicomiche; Ti con zero; Le città invisibili; Il castello dei destini incrociati; Se una notte d’inverno un viaggiatore; Palomar; da I racconti (sezione Gli idilli difficili); da Gli amori difficili; da La memoria del mondo e altre cosmicomiche; da Cosmicomiche vecchie e nuove; Prefazioni e note d’autore

    • Vol. 3: Racconti sparsi e altri scritti d’invenzione, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, introduzione di Claudio Milanini, bibliografia (1994); contiene: Ricordi-racconti per Passaggi obbligati; Altri ricordi, altre confessioni; Capitoli per Dialoghi storici; Racconti e apologhi sparsi; Poesie e invenzioni oulipiennes; Storie per bambini; Guardando disegni e quadri; Prose di teatro, trattamenti e sceneggiature; Testi per musica; Raccontini giovanili; Racconti esclusi da I racconti; Prove di romanzo; Abbozzi, rifacimenti, traduzioni

  • Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti, prefazione di Mario Lavagetto (1993)

  • Saggi 1945-85, a cura di Mario Barenghi, 2 tomi (1995); contiene: Una pietra sopra; Collezione di sabbia; Lezioni americane; Narratori, poeti, saggisti; Altri discorsi di letteratura e società; Immagini e teorie; Scritti di politica e costume; Descrizioni e reportages; Pagine autobiografiche

  • Lettere 1940-85, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, cronologia (2000)

Curatele

  • Rivista “Il Menabò” (1959-66)

  • Cesare Pavese, Poesie edite e inedite (1962)

  • Cesare Pavese, Lettere 1945-50 (1966)

  • Charles Fourier, Teoria dei quattro movimenti. Il nuovo mondo amoroso (1971)

  • Collana “Centopagine” presso Einaudi (1971-85)

  • Silvina Ocampo, Porfiria (1973)

  • Tommaso Landolfi, Le più belle pagine scelte da Italo Calvino (1982 presso Rizzoli, poi Adelphi)

  • Racconti fantastici dell’Ottocento, 2 volumi (1983 presso Mondadori)

Bibliografia (elenco opere di Antonella Falabella)

(giugno 2019)

Autore: GABRIELLA POLI

Giornalista professionista, iscritta all'Albo professionale dal 1988, ho maturato diverse esperienze nel campo della carta stampata, della radio (Radio RPL, Antenna 3) e della televisione (Rai e Mediaset, Tele Antenna 3). Dottorato internazionale in Tecniche della Comunicazione indirizzo Giornalismo. Sono stata, tra l'altro, direttore di testata giornalistica. Ora mi diletto di argomenti vari quali l'Arte, i viaggi e l'enogastronomia e scrivo libri. (guide di viaggio per la RCS e libri di restauro e arte per l'Editoriale l'Espresso) e romanzi: La sinfonia dei Templari.

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